Solamente in pochi conoscono la storia di uno dei più grandi eroi, o meglio supereroi, dello sport mai esistiti: stiamo parlando di Shavarsh Karapetyan, dominatore delle gare di nuoto pinnato tra gli anni ’60 e ’70.
Shavarsh, nasce a Kirovakan in Armenia. A 15 anni, dopo una rissa con un gruppo di teppisti, viene legato ad un grosso masso e gettato in un lago. Per sua fortuna il nodo non è stretto bene e, anche se a fatica, riesce a divincolarsi e a tornare in superficie. In quel momento si rende conto di avere una dote non comune. Inizia ad allenarsi, da solo, e a nuotare. Vincerà 17 titoli mondiali, 13 europei e 7 campionati sovietici.
Il 16 settembre del 1976 si sta allenando come suo solito, correndo per 20km lungo le rive del lago di Yerevan, quando un filobus che transitava di lì, con a bordo 92 passeggeri, perde il controllo, va fuori strada e finisce nelle freddissime acque del lago. Shavarsh non ci pensa su un secondo e si tuffa. Il mezzo, lungo oltre 25 metri, sprofonda a 10 metri.

Shavarsh Karapetyan

Molti dei passeggeri dopo l’impatto hanno perso conoscenza. Sharvarh nuota, si immerge, rompe i finestrini del filobus e riemerge. Lo fa più volte fino allo stremo delle forze. Riesce a salvare 20 persone (ne riporta in superficie di più ma non tutti sopravvivono). Per gli altri passeggeri non ci sarà niente da fare.
Dopo la trentesima immersione Sharvash perde conoscenza. L’effetto dell’acqua gelida e le ferite riportate a causa dei vetri rotti lo lasciano incosciente per 45 giorni. Le sostanze velenose presenti nell’acqua del lago infettano in modo irreparabile il suo sangue. Sharvash non potrà più tornare a gareggiare. La sua straordinaria carriera termina a 23 anni.
Non vincerà più medaglie d’oro in competizioni sportive, ma otterrà tantissimi riconoscimenti al valore umano, da parte dell’URSS, dell’UNESCO. Oggi vive a Mosca, dove ha fondato un marchio di scarpe chiamato “Second Breath”. In occasione delle olimpiadi invernali di Sochi 2014 ha trasportato la torcia da Mosca a Krasnogorsk, dichiarando in seguito: “Ho trasportato la torcia per la Russia e per l’Armenia”

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