Mi sono commosso leggendo un blog, solitamente narrativo umoristico, mi sono commosso non solo per il fatto in se che vi racconterò a breve ma per l’esistenza di persone come quella che vi disegnerò con le mie parole.
Ognuno di noi ha un lavoro, chi vende, costruisce, ripara, e così via.
C’è chi costruisce o dipinge opere d’arte e chi è parte della costruzione di un oggetto, un phon quanto una casa, una strada, un cellulare.
Poi ci sono quelli che riparano, lo stesso phon, riparano un tubo o ridipingono una casa, dipingono le strisce su una strada. Lavori.
Mi sono sempre chiesto cosa pensi un operaio guidando su un cavalcavia che ha costruito, o passando davanti a un condominio che ha assorbito il suo sudore. Non ci si rende neanche conto di quanto utile è il proprio mestiere, persi tra bollette ed evasioni da questo lavoro, vero?
Poi, durante una mezza maratona, praticamente sotto casa mia, un atleta, Massimo, si accascia.
Arriva Fulvio, l’autore di cui sopra e di un libretto sul mondo running molto divertente (Fulvio ti meriti anche la marchetta!) con un suo amico,dottor Paride Trevisiol, con cui suona in un gruppetto, quello in immagine di copertina, nonché neo runner alla prima esperienza su una distanza ufficiale. Questo amico però è un medico anestesista rianimatore. Ovvio che si fermi, ovvio che capisca immediatamente che Massimo sia in arresto cardiaco e svesta i panni del podista per indossare quelli di un supereroe ed anche che anche in presenza dell’ambulanza, che arriva in pochi minuti, continui nel suo “straordinario lavoro” in tutti i sensi.
E non è retorica.
È un ringraziamento per anni di studi fatti da un medico, è il pensiero di un automatismo che diventa miracolo, della botta di culo di Massimo di essere stato forse imprudentemente alla partenza, forse imprudentemente poco più veloce di un medico che sapeva bene e freddamente cosa fare, che sarebbe anche montato in ambulanza ad assicurarsi di averlo riparato al meglio non fosse stato mandato via dai suoi colleghi al grido di “hai salvato una vita e adesso chiudi questa cazzo di mezza maratona!”. Lui ha fatto il suo lavoro, io lo vedo come un supereroe.

Ci lamentiamo spesso della freddezza dei medici, della scortesia magari, forse per loro possiamo essere diventati solo pezzi da riparare e quando comunicano che non ci possono più aggiustare li odiamo, ci sta.
Se questa freddezza porta a vestire i panni di un supereroe nel momento giusto ben venga, speriamo ci siano sempre più medici atleti amatori che panzoni indolenti, perché magari troveremo “un angelo vestito da passante” nel momento in cui San Pietro ci starà porgendo le chiavi del paradiso troppo presto.
-per leggere la storia vera cliccate https://fulviolunaromero.wordpress.com/2017/10/08/la-mezza-di-treviso-tutticonmassimo/ –

A proposito dell'autore

Andrea Toso

43 anni store manager, maratoneta e triathleta, testardo atleta.

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