In mezzo a tanti post e articoli in cui “sei un runner se…” “sei un triathleta quando…” oggi ho valutato questa sensazione di appartenenza sotto un’altra luce, scontata se volete ma che vado a collocare nella mia pausa pranzo.
Il mio fortunato lavoro prevede di vendere abbigliamento sportivo, quindi vestire e vivere da sportivo. Da oltre un mese sfoggio gambe depilate sotto i bermuda e t shirt, oltre che scarpe del brand per cui lavoro, quindi va da se che il mio Garmin Forerunner 935 stia più che bene nel look e delinei anche una mia ulteriore o superiore professionalità.
Nella Babilon in cui lavoro infatti i brand di lusso sono decisamente la maggioranza, per cui turisti da tutta Italia e mondo vengono a cercare shopping di ogni tipo, e raramente trovo clienti che davvero vivano lo sport come faccio io, vabbè mi accontenterei anche di qualcosa meno.

Una noiosa riunione tra store managers imbelettati mi ha portato fino alla pausa pranzo, seduto a tavola con la mia musica ho subito notato un orologio al polso di una mia vicina di tavola, orientale e vestita civile.

Beh, chiusa la collocazione spazio temporale, sfoggiando questa un Forerunner 735XT con anche notifiche attivate (ho visto la variazione di schermo) non ho potuto che pensare “è una di noi”, dove “noi” è un insieme che varia dal campione professionista come Stefano Baldini, Alessandro Fabian o Giulio Molinari, fino ai tapascioni della domenica che si alimentano nella loro passione con questi splendidi oggetti, talvolta eccessivi nella capacità e nella professionalità, che ci garantiscono un report immediato e preciso sulla nostra quantità di fatica, una splendida gratificazione quando l’allenamento o la gara vengono bene, una cartina tornasole quando qualcosa va storto, non importa quanta capacità di lettura dei dati noi si abbia.
In un mondo di Apple Watch e patacconi dorati, in un revival di Casio con calcolatrice da polso quando incrociamo un Garmin sappiamo che c’è qualcosa di grande che ci unisce, perché “gli altri” anche lo avessero, lo toglieranno immediatamente dopo l’allenamento, e magari neanche si cureranno di qualità del sonno o dei battiti quotidiani, ne si lamenteranno se 90 km di bici hanno una valenza nulla sul conteggio dei passi quotidiani per la sfida.

A proposito dell'autore

Andrea Toso

45 anni store manager, maratoneta e triathleta, testardo atleta.

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