Se “mutanda o no” ha scosso le virtù dei maschi runners, nel mondo femminile ci sono troppe variabili, si va ad incrociare ed incocciare un altro universo, per cui stando lontano dal vespaio vado a valutare solo l’estetica.
Già, l’estetica è il perno di ogni acquisto femminile, non tanto sarà tecnico confortevole o adatto alla temperatura, ma “come mi sta?” domanda che manda in panico ogni sventurato compagno di donna in acquisti. La soluzione abbiamo imparato è fingersi morti come Di Caprio assalito dall’orso, sperando qualcuno venga a salvarci e medicarci le ferite.
Quindi i designers di abbigliamento running da donna sanno che non c’è una risposta unica, ma dovranno inventarsi tutto ed il contrario da tutto. Svolazzini solo per le runners vere, per una serie di motivi infiniti, primo di tutti evitare lo sfregamento delle cosce che spesso può inficiare mesi di allenamento, come anche i pantaloncini simil Kombact che a me piacciono tanto, giusta fasciatura del sedere con una morbida caduta sulla coscia, tattica a proteggere e confondere i primi inestetismi della cellulite…
Già, la corsa non cancella la cellulite, anzi se siete nel momento di cattiveria agonistica e fuga dalla quotidianità, vi caricherete di km in cerca di endorfine e facilmente creerete un ambiente acido dove la cellulite farà festa, risultando magre ma…
Dicevo, lo sfregamento cosce è una maledizione quanto la cadenza lunare che scombussola gli ormoni con sindromi pre post varie, al che scappando da questi argomenti minati, si illumina la realtà con i doppi pantaloncini, sotto ciclisti e sopra pantaloncino, con lunghezza tattica e ottimo look Agassi meshato.
Poi ci sono le varie lunghezze di fuseaux, dai ciclisti che sinceramente rovinerebbero la femminilità anche di Emily Ratajkowski, alla via di mezzo pinocchietto che spesso si vede anche in stagioni avanzate per tamponare l’assenza di colore (se non si inizia ad uscire la gamba, non si abbronzerà mai!!!) alla gamba lunga che inverno a parte significa solo “non mi sono rasata”.
E poi, e poi ci sono loro. Le statue, le dee del running, figlie dell’atletica su pista… avete già capito?
Il pudore non esiste, stanno correndo. Addominale marmoreo e top, non c’è più pantaloncino, non c’è rischio sfregamento sulla scultura, non c’è notizia alcuna di degenerazione di tessuti cellulitica, c’è solo un sedere inguainato in una mutanda atletica dov’è anche il logo di un brand trova spazio a fatica, ed il messaggio è “quanto forte vado!?!”, tanto che anche tra gli ometti il coraggio di commentare da homo erectus crolla, sapendo che correrà un minuto netto al km in meno di loro, ed il rispetto cancella ogni possibile desiderio.
A confronto di questi crucci estetici il potenziale frullato di maroni senza mutande è un pensiero leggero… ops mi sa che il vespaio l’ho pestato in ogni caso 🐝 🐝🐝

La soluzione abbiamo imparato è fingersi morti come Di Caprio assalito dall’orso, sperando qualcuno venga a salvarci e medicarci le ferite.
Quindi i designers di abbigliamento running da donna sanno che non c’è una risposta unica, ma dovranno inventarsi tutto ed il contrario da tutto. Svolazzini solo per le runners vere, per una serie di motivi infiniti, primo di tutti evitare lo sfregamento delle cosce che spesso può inficiare mesi di allenamento, come anche i pantaloncini simil Kombact che piacciono tanto, giusta fasciatura del sedere con una morbida caduta sulla coscia, tattica a proteggere e confondere i primi inestetismi della cellulite…

Già, la corsa non cancella la cellulite, anzi se siete nel momento di cattiveria agonistica e fuga dalla quotidianità, vi caricherete di km in cerca di endorfine e facilmente creerete un ambiente acido dove la cellulite farà festa, risultando magre ma…
Dicevo, lo sfregamento cosce è una maledizione quanto la cadenza lunare che scombussola gli ormoni con sindromi pre post varie, al che scappando da questi argomenti minati, si illumina la realtà con i doppi pantaloncini, sotto ciclisti e sopra pantaloncino, con lunghezza tattica e ottimo look Agassi meshato.

Poi ci sono le varie lunghezze di fuseaux, dai ciclisti che sinceramente rovinerebbero la femminilità anche di Emily Ratajkowski, alla via di mezzo pinocchietto che spesso si vede anche in stagioni avanzate per tamponare l’assenza di colore (se non si inizia ad uscire la gamba, non si abbronzerà mai!!!) alla gamba lunga che inverno a parte significa solo “non mi sono rasata”.

E poi, e poi ci sono loro. Le statue, le dee del running, figlie dell’atletica su pista… avete già capito?

Il pudore non esiste, stanno correndo. Addominale marmoreo e top, non c’è più pantaloncino, non c’è rischio sfregamento sulla scultura, non c’è notizia alcuna di degenerazione di tessuti cellulitica, c’è solo un sedere inguainato in una mutanda atletica dov’è anche il logo di un brand trova spazio a fatica, ed il messaggio è “quanto forte vado!?!”, tanto che anche tra gli ometti il coraggio di commentare da homo erectus crolla, sapendo che correrà un minuto netto al km in meno di loro, ed il rispetto cancella ogni possibile desiderio.
A confronto di questi crucci estetici il potenziale frullato di maroni senza mutande è un pensiero leggero… ops mi sa che il vespaio l’ho pestato in ogni caso 🐝 🐝🐝

A proposito dell'autore

Andrea Toso

43 anni store manager, maratoneta e triathleta, testardo atleta.

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