Genova – Ha solo quarantacinque anni il povero B.M. e da quando ha finito il suo primo ironman è stata costretto dal padre a subire ogni tipo di sopruso, come sfogliare Triathlete, condividere gli allenamenti su facebook, e cambiare nome in IronManrio . Fin da bambino è stata obbligato a indossare ogni sorta di gadget: dalla maglietta di Frodeno a quella “DAI DAI DAI”, per non parlare dei cappellini. Deriso da tutti gli amici e sempre più isolato, negli ultimi due anni la situazione diventava intollerabile quando, a fine stagione, B.M detto IronManrio veniva costretto a tatuarsi il simbolo dell’Ironman sul polpaccio. Il quarantacinque ha trovato il coraggio di denunciare tutto ai carabinieri, portando anche evidenze fotografiche: il genitore, dopo averla portata a Genova, l’avrebbe costretta a fare una foto in mezzo a Frodeno e Kinley. Un’esperienza che secondo gli psicologi l’ha devastato nel profondo.

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