Mangio un biscotto, seduta sulla mia sedia per la colazione. La mattina a casa Francia, la mia sedia è questa. La sedia per i pasti è un’altra.

Chiacchieriamo, la tv è accesa, il caffè bollente. Tra due ore dobbiamo uscire per il pranzo di Natale, a Santo Stefano. Da due anni si festeggia così, per comodità.

Vado in camera, mi chiudo, mi cambio. Esco, prendo l’acqua, la musica, un asciugamani. Mauro mi aiuta a sistemare le misure della bike. Monto, provo, smonto, modifico, rimonto.

Un’ora e mezzo di lavori. Avvio il Garmin, avvio l’Ipod, avvio le gambe. Regolo la resistenza. Cerco una sensibilità. Non è la mia bici, un lavoro lungo può farmi male non avendo misure perfette.

Pedalo agile, forza tre. Seguo la musica nelle orecchie, mi piego sulla bici, stendo le braccia in avanti, afferro le prolunghe, guardo attraverso le finestre, sudo.

Ogni pedalata, uno spillo brucia il ginocchio. Sempre più a fondo, più a lungo. Rallento leggermente la pedalata. Vado avanti. Prima salita. Mi tiro su, bevo, stringo le mani intorno al manubrio. Cinque minuti. Spingo, fa male. Un minuto, non mollo. Dieci secondi. Scollino.

Sulla bike indoor niente discese, dalla salita alla pianura, si pedala sempre, senza soste. Tutto sommato, meglio così. Già è noioso stare al chiuso, poi pure fermi.

La musica è forte, mi riempie la testa. Seconda salita. Tiro su col naso, entra Simona, mi lascia un fazzoletto sul manubrio, sorride, esce. Seconda mezz’ora, cinque minuti a forza tre, cinque a forza cinque per tre volte. La bandelletta fa male, l’altro ginocchio scricchiola dentro. Entra Simone. Porta il computer, mette The House of Cards. Spengo la musica. Terza mezz’ora. Tre minuti a forza tre, due a forza quattro per cinque volte. Spingo, sudo, soffio il naso, guardo la serie. Tengo la testa girata, c’è aria fredda, il collo è duro. Novanta minuti. Primo di cinque allenamenti bike indoor. 41 chilometri. Va bene.

Secondo giorno, 75 minuti, agilità. Terzo giorno, lungo di tre ore, finiamo The House of Cards. Quarto giorno, come il primo, due chilometri e mezzo in più. Alla grande. Quinto giorno 60 minuti facili con otto variazioni di trenta secondi, poi 2100 metri in piscina.

Ultimo giorno dell’anno. Riposo, viaggio, festa, birra, amici, amore, fuochi d’artificio. Non ho mangiato il cotechino. Pazienza.

Apro gli occhi alle dieci, prima che suoni la sveglia. Mi rigiro nel letto, bacio il mio amore, guardo il cellulare. Voglio uscire in bici.

Appuntamento a mezzogiorno, fa tanto freddo. Cambio idea otto volte. Scrivo a papà. Posticipiamo di mezz’ora.

Alle undici mi alzo, mi preparo, non mangio. A mezzogiorno esco.

Ho preso tutto, credo. Pedalo sciolta, leggera. Semafori verdi, alcuni rossi. Non importa, ho mezz’ora per fare dieci chilometri. Vado con calma.

A Tor di Quinto c’è Marco che aspetta. Mi guarda, sorride. Sei il primo ciclista che vedo nel 2015. Penso che per una volta in bici sono arrivata prima.

Il sole è caldo, il vento gelido. Stiamo fermi, parliamo, aspettiamo. Mi piace Marco. Arriva papà, ci salutiamo, auguri. Partiamo.

Il vento è forte, sto a ruota. Pedaliamo verso Formello. Labaro, Prima Porta, giriamo alla rotonda a sinistra. Prima salita. Nessun dolore, tengo il cinquanta fino sopra. Scollino, alleggerisco. Raggiungo gli altri. Arriviamo a Formello. Tutto chiuso, nessuno in strada, un camion mangiato dalle fiamme. Buon primo dell’anno.

Andiamo avanti verso Campagnano. Al bivio dopo la salita, destra. Loro pedalano, chiacchierano, io spingo, ma sto dietro. Sono più forte, più resistente, più veloce. Le ginocchia danno poco fastidio. La bandelletta tira un po’, ma non fa male. Allunghiamo ancora. Ho fame. Bevo.

Ultima salita. È dura, pedalo con fatica, sono stanca. Rallento, non mi fermo. Dovevo fare colazione, forse ho bucato. Scollino, guardo in basso. Avevo il cinquanta. Ecco. Mi viene da ridere.

Riprendo gli altri, sto a ruota, mani basse. Siamo vicini, tesi, concentrati. Tiriamo. Arrivo a casa. 79,850 chilometri. Aspetta, arrivo, faccio 150 metri per arrivare a 80. Papà ride, anch’io. L’anno comincia alla grande.

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Giulia Santilli

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