Il mondo maschile si divide in due, ammettiamolo: chi fa sport con le mutande e chi no.

Si tratta di evoluzione, non c’è scampo, tutti da piccoli abbiamo iniziato con le mutande, gli slip per una gran percentuale, i più giovani forse i pari gamba, necessari sotto le tute in triacetato, e vorrei ben vedere, necessari sotto i pantaloncini da calcio d’altri tempi, necessari (per i principianti) sotto il Judogi, sempre il pantalone del kimono di arti marziali, ma un giorno tra noi bambini degli anni ’70 uscì una dichiarazione di Albertosi, o almeno così ricordo: giocate senza mutande!

No, non si poteva neanche immaginare all’epoca, a calcio la doccia si faceva con gli slip, fosse mai che si mostrassero le nostre grazie… mano mano che l’età è progredita abbiamo anche osato mostrarci nudi in spogliatoio, ma osare eliminare lo slip no, anzi in epoca dei paninari quando si usavano SOLO boxer morbidi ci si cambiava pre allenamento, per me di basket, soffrendo “pene” dell’inferno facendo skip o suicidi sul campo quando ci si dimenticava la mutanda attillata.

Passano circa 20 anni e dal basket moda extralarge inizio questo strano sport, il running. E qui scopro un mondo diverso, fatto di pantaloncini piccoli e corti, sgambati, che godono di mutanda propria o al limite di ciclisti, sotto cui dopo 8 anni ancora mi domando se si debba mettere o no qualcosa, questione di pudore.

Miei compagni di corsa storici sono nella categoria “with panties” io invece “without”.

Eccovi la mia evoluzione… dopo anni di costrizione dei gioielli di famiglia, slip diventato poi costume da piscina, sopra ciclisti compressivi forse schiavo della moda, indossati anche a 40 gradi, coperti da pantaloncini sempre più grandi, una M Jordan valeva un pinocchietto Nadal Style a me alto 1,92, provo a liberare tutto in un 12,5 cm dal cavallo.

Momenti di timore, lo scuotimento dello skip è a sempiterna memoria, ma il runner, il vero runner, non usa la mutanda.

E io chi sono? Non sono più un baskettaro.

Insomma provo, oltre le mie paure, non sto saltando ne entrando a canestro, la taglia del pant è giusta e la costruzione sembra studiata per far accomodare i gioielli in maniera perfetta, non nella tradizionale posizione da slip ma la comodità  si guadagna presto. D’altra parte nelle maratone internazionali si evince facilmente che i top runner keniani ed etiopi non portano niente sotto, e ogni paragone, minuti per km quanto ALTRE misure non sono paragonabili, e non fate i gradassi, tanto so che se leggeste con amici l’articolo vs ne uscirete con una battuta autoproclamandovi africani!!! Leggetelo con la vostra compagna, piuttosto, “anche se…”

Da qui inizia la sfida con noi stessi, lo svolazzino è il VERO look del runner, più della canotta ( o cannotta?!?), la gamba gira meglio e visto che prima o poi si inizierà anche la depilazione, questo sarà il nostro look, soffrendo d’inverno quando le uscite serali o albeggianti saremo inguainati nei tristi fuseaux neri.

Invernali, esatto. Non c’è altra stagione per infilarsi un pantalone lungo ed attillato, e non c’è scusa per indossarli in tarda primavera ed estate (non si dimagrisce sudando!!!) o in una maratona autunnale, sappiatelo. Anche qui il mondo maschile si divide, mutanda con segno o running free, seconda delle quali ci farà controllare dove vadano gli occhi delle runners che incroceremo, perché i loro potrebbero cadere a controllare il nostro potenziale.

Donne sappiatelo, correndo non siamo al nostro top, il sangue non rimane ai posti di combattimento e di conseguenza la nostra immagine potrebbe uscirne intristita, “anche se… ” si diceva il runner però si rifà la sera, quando il cuore allenato vi delizierà ad libitum…

Ugualmente i runners più corpulenti o con gambe a X opteranno per i ciclisti, anche e soprattutto per sventare le piaghe da sfregamento, e la domanda é la stessa, voi le mutande le mettete o no?

A proposito dell'autore

Andrea Toso

43 anni store manager, maratoneta e triathleta, testardo atleta.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata