Mentre su Sirmione calano le prime ombre della sera… se avete almeno 42/43 anni potete avere un sussulto al cuore e collegare Super Gulp fumetti in tv, l’incipit di “Nick Carter”, per il resto della popolazione italiana invece è solo il tramonto.

Il tramonto è stato infatti testimone della frazione di corsa di tanti tri atleti che sabato hanno partecipato all’Oakley TriO Sirmione, prima tappa del Volkswagen tour. Partenza prima batteria, quella femminile, ore 18 dalla solita bellissima spiaggia Del Prete, uscendo al largo per 400 m per poi percorrerne altri 400 verso destra e rientrare oltre il castello di Sirmione, un romantico passaggio che poi vi racconterò vissuto e nuotato in prima persona.

L’organizzazione TriO al solito è perfetta, la lunga zona cambio con quasi 1000 biciclette ci lancia verso le colline moreniche dove il traffico è quasi sempre bloccato, o regolato magnificamente per farci pedalare in sicurezza, un bel mangia e bevi per un totale di circa 300 m di dislivello non danneggia il ritmo. La T2 decentrata dal centro storico ma vicina al lungo lago dove percorreremo circa 5 km prima di entrare nell’ anello attorno alla zona di arrivo. In corsa doccia andata doccia ritorno di una “candela” e si viene invasi dal tifo del pubblico e familiari che possono seguirti ed incitarti in diversi punti della prima e terza frazione fino al traguardo che ti fa vivere un emozionante arrivo degno di distanze lunghissime.

E invece è un triathlon olimpico, ed era la mia scimmia sulla spalla dal 25 giugno 2016, giorno in cui arrivato alla prima boa in ansia mi ritirai con una miriade di brutti pensieri addosso.

Quindi inutile dire che ho sentito molto questa gara, a parte per l’organizzazione di TriO Events con Andrea e Max che mi avevano parzialmente battezzato alle selezioni di OneToTri, per la presenza di tanti amici e conoscenti di social e per gli scherni della addetta stampa Daniela che mi ricordava i mostri brrrutti presenti nel lago. E come i mostri peggiori esistono solo nella nostra testa, anche sabato l’ingresso in acqua mi ha ricordato quanto poco mi piacciano i laghi, 250 m di riscaldamento teso come mai, terribili pensieri di non partire, sciolti poi nella seconda nuotata in cui la testa ha avuto il sopravvento sul freddo e la tensione. Si, l’acqua era fredda, 21 gradi e muta vietata, scelta controversa ma ufficiale. La mia scimmia si stringe alla spalla ed essendo io in sesta griglia ho tutto il tempo di accumulare ansia. Le griglie si svuotano alla velocità della luce, mi ritrovo in acqua accucciato in attesa della sirena ad assuefarmi alla temperatura. Via. La mia tonnara parte ma cerco di stare distante da manate e calci, tutto bene, ogni respiro a destra vedo un body azzurro e bianco che mi da il ritmo e mi infonde sicurezza, lui respira a sinistra e secondo me fungiamo a calmante reciproco. Il Garmin 935 vibra una, due, tre, quattro volte e sono al cospetto del mio mostro del 2016, la prima boa, quella con la corrente contraria, e anche se ho preso un paio di scuffiate in volto cercando la traiettoria sono tranquillo.

La seconda è ad altri 400 m circa, la corrente non si sente più tanto anche se la traiettoria sarà leggermente “calante” e da metà in poi andrò a recuperare la direzione, un po’ di ressa alla boa, e via a ovest verso il castello, accecati dal sole del tardo pomeriggio che si staglia proprio poco sopra i torrioni. Procedo tutti un po’ a tentoni, le cuffie colorate fanno da direzione, entrando nel castello devo girare per non abbracciare una vedetta della polizia ormeggiata (mi è bastata un’audi a dicembre) ed entro nella corsia più bella mai nuotata, sento il tifo della gente e so che sto finendo la frazione. Dall’ombra del castello riesco al sole del porticciolo e viro a sinistra a cercare l’ultima boa per rientrare sul pontile. Ecco, qui ho aperto una scenetta buffa nella mia testa: vedo chi mi precede salire e mi domando “si ma quando posso alzarmi e camminare? Non vorrei mica sbagliare ed affondare a un metro dal T1!?!”

Insomma poi tutto bene, il tifo da stadio e l’instancabile commentatrice Silvia mi portano ad inforcare la bici ed a partire. Pedaliamo tutti stando sulla destra, a sinistra ci sono auto in uscita dal centro, poco male, una corsia ci basta e avanza. Un’uscita un po’ tortuosa anche a causa delle mille rotonde ma l’ingresso ai colli vale la pena, io non trovo collaborazione ma pedalo bene recuperando posizioni dal mio nuoto incerto.

Incrocio il futuro vincitore Mattia Ceccarelli che nonostante sia uscito un minuto in ritardo dall’acqua è già nella decina di km di rientro con diverse centinaia di metri di vantaggio sul secondo. Tra le donne vincerà Eva Serena 333 Triathlon.

Finita l’andata di 10 km si sale per una ventina, verso la fine dei quali vengo raggiunto dal primo treno organizzato che incrocio, che poco dopo si disferà causa rallentamenti per far passare un’ambulanza che raccoglierà degli atleti che si sono toccati malamente che abbiamo visto fermi un paio di km prima, in bocca al lupo!

In rientro si sente la leggera discesa e la media aumenta un pochino. La prima ora la chiudo a 36 per un totale di 1h04’, il mio obiettivo cronometrico è in controllo.

La zona cambio è su un prato, la bici non vola ma i piedi non soffrono la T2! Calzate le Asics 451 parto con i muscoli delle anche stanche, la bici troppo solitaria mi sta pesando e ci vorranno due km per recuperare. Il primo ristoro è a neanche un km, un bicchiere bevuto e uno in testa e riparto verso il lungo lago che offre un panorama splendido e per quanto possibile rilassante. Dopo un secondo ristoro al km 2,5 si risale nella pedonale principale che porta al castello, si schiva qualche turista e si chiacchiera sorridendo. Inizia il doppio anello, gente che viene e gente che va e perdi un po’ il senso della posizione, sorpasso gente che sta facendo quale giro? Poco male, in pochissimi sorpassano me, tengo un degno 4’40” per non rischiare il botto, ci sono docce vitali nonostante la temperatura sia sui 25 gradi e non 40 come l’anno scorso, ma graditissime lo stesso. Scambio hi five con i miei soci Black Bart, con altri concittadini trevigiani, insomma corro rilassato e mi godo i ristori gestiti da Pro Action. Finisce il giro due, finisce il mezzo giro ed è il momento di imboccare il tappeto blu. Ho lasciato i mostri marini e la mia scimmia in T1, sono ben sotto le 2h30’ come da aspettativa di mia decenza, mando i soliti baci al cielo e salgo sul traguardo festeggiando.

La festa di Oakley TriO Sirmione sta per partire con taniche di spritz e premiazioni, la tentazione di proseguire il tour a Senigallia è davvero forte. Ci si vede per sprint e olimpico il 21 e 22 luglio con il Wolkswagen TioO Series.

A proposito dell'autore

Andrea Toso

45 anni store manager, maratoneta e triathleta, testardo atleta.

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